30 Novembre 2010
“Ho seguito con grande attenzione, nella giornata di ieri, le dichiarazioni dei procuratori di Palermo e di Catania conseguenti all’intervista al Corriere della Sera del Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello circa il primato della mafia imprenditrice catanese rispetto a quella di Palermo. Il procuratore di Catania rileva e lamenta ‘che mentre a Catania ci sono 40 sostituti, a Palermo ve ne sono 70 ed il capoluogo etneo ha un numero di procedimenti, modello 21, superiore a quello di Palermo’.
Tutto ciò premesso voglio affermare con chiarezza quanto segue: mai, dico mai, interverrò per ridurre la pianta organica della Procura della Repubblica di Palermo con la conseguente soppressione di numerosi posti di sostituto Procuratore della Repubblica (P.M.) e di almeno un posto di Procuratore della Repubblica aggiunto. Non lo farò neanche se ciò (come pare) dovesse risultare conseguente e coerente con i parametri statistici che sorreggono il riordino delle piante organiche degli uffici giudiziari italiani cui le articolazioni ministeriali stanno dedicando tempo ed energie per una maggiore efficienza del sistema di attribuzione delle risorse umane sul territorio nazionale.
Non lo farò, nonostante le tabelle statistiche mi dicano il contrario. Non lo farò perché i numeri non spiegano tutto. Soprattutto, i numeri non spiegano il sangue delle stragi. Ed i posti in pianta organica sono il frutto del sangue dei magistrati palermitani martiri e della decisione dello Stato che reagì anche con un rafforzamento degli organici dei magistrati: all’inizio del 1990, infatti, l’organico della Procura di Palermo contava solo 23 sostituti e la dotazione è stata progressivamente aumentata a 64 unità a cominciare dai giorni dopo le stragi. Io ricordo quel sangue e sono parte di quello Stato che non si accontenta dei successi raggiunti ed intende andare avanti senza abbassare, neanche per un solo giorno, l’asticella della tensione antimafia.
Riguardo Catania, il Procuratore D’Agata correttamente richiama ‘quanto ampiamente messo in luce nell’inchiesta Ibis’ e rivendica maggiori risorse umane e materiali. È giusto accendere l’attenzione su Catania, come ha fatto Ivan Lo bello, ed è giusto farlo, come osserva seriamente il Procuratore Messineo, senza una ‘gara’ con Palermo. Per questa ragione mi farò carico immediatamente del grido d’allarme del Procuratore di Catania e convocherò immediatamente un incontro per valutare quali iniziative urgenti sia possibile assumere per contrastare la mafia catanese”.
Lo afferma, in una nota il ministro della Giustizia Angelino Alfano.